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  • mariabiancini

A proposito di #coronavirus

AVETE PAURA? OTTIMO!

In questi giorni di attenzione al coronavirus la paura è quanto mai utile.

Quindi, potete sentirla! Vi sarà molto utile!

Attenzione! Parlo della paura, non del panico.

Si ha paura di qualcosa che potrebbe essere dannoso per sé e per i propri cari.

Si ha paura di qualcosa che non si conosce.

Il bambino che è in noi quando riconosce di avere paura, ha bisogno di correre verso le gambe del proprio genitore, il quale lo protegge anche indicando cosa si deve fare per affrontare la situazione.

I messaggi dell’OMS e del governo sono per noi in questo momento come parole di un grande genitore che ci protegge: vanno ascoltati.

Stiamo attraversando un momento molto rischioso, come su un sentiero impervio, diamo ascolto a chi ha il diritto e il dovere di dirci dove poggiare i nostri passi. Andrà tutto bene. Sentite la paura e sfruttatela per proteggervi. Non dimenticate anche una buona dose di speranza, vi servirà a dare senso ai comportamenti che state assumendo in base alla paura.

Non confondete la paura con il panico poiché ciò che li distingue in sintesi è l’accesso al pensiero razionale.

Quando si prova panico non si può essere sicuri di stare reagendo ad una situazione nel modo più funzionale e sensato. Il panico è responsabile di molti comportamenti poco congruenti, bypassando il pensiero spesso può essere molto dannoso, specialmente al livello collettivo.

Il panico lo riconoscete perché non ha senso, è pervadente e ossessivo e assolutamente inutile quando non controproducente. Un “senso di forte ansia e paura che determina uno stato di confusione ideomotoria” (definizione di Treccani) non è la cosa più utile da sperimentare in un momento di pericolo. Si ha panico quando si applica nel presente un sentimento che invece è relativo al futuro. Il panico è la paura proiettata nel presente. È come se tutto quello che ci spaventa stesse succedendo ora.

Quando i sentimenti sono fuori dall’ordine temporale essi non possono essere efficaci.

Quindi il panico è inutile.

Aggiriamolo, conteniamolo, sia per noi stessi che per tutta la comunità.

Attuate tutti i comportamenti che vi proteggono, nessuno di quelli che vi fanno sentire impotenti.

C’è una regola unica che le contiene tutte: vivere nel qui e ora.

Che significa?

Considerate cosa sta succedendo intorno a voi e prestare attenzione al rispetto delle regole.

Se siete in casa da soli o con qualcun altro, strutturate il vostro tempo in modo di programmare le vostre attività e dare un senso a questo spazio temporale.

Volete guardare le ultime notizie? Ok, ma limitate il tempo in cui lo fate e soprattutto non superate le due volte al giorno. Di più non è utile e anzi contribuisce a far crescere in voi il senso di impotenza e ansia. Evitate trasmissioni televisive giornaliere di cronaca a tema unico. Uno speciale una volta ogni tanto è ok, ma mettersi costantemente di fronte a temi tragici e spaventanti è controproducente.

Passato il capitolo informazioni, potete dedicare qualche minuto per interrogarvi su cosa desiderate fare e su come potete sfruttare questo tempo così nuovo e così inaspettato. Perché questo tempo è anche un regalo, che ci dà l’opportunità di pensare le nostre vite in maniera alternativa, o, banalmente, di stappare i fori del soffione della doccia.

Cominciate il libro che avete rimandato, scrivete le vostre riflessioni, godetevi un vecchio film o una nuova serie. Cucinate del buon cibo e curate la tavola, fate bricolage. Allenatevi in casa o esercitatevi con il vostro strumento musicale, ascoltate musica nuova o vecchia, ballate se ne avete voglia. Fate insomma qualcosa che non avete mai tempo di fare. Scrivete o parlate con i vostri amici, pianificate viaggi, inventatevi dei desideri.

Abbiate fiducia che nel caso in cui voi siate stati in contatto con una persona risultata positiva al coronavirus, le autorità saranno le prime ad avvertirvi. Sappiate che essere stati in contatto con un positivo non comporta necessariamente essere positivi, né che essere positivi comporti necessariamente il ricovero in terapia intensiva. Sappiate che il ricovero in terapia intensiva non significa morte. Come state? State bene? Ottimo! Avete febbre e tosse secca? Attenetevi alle direttive dell’autorità competente, niente panico, loro sanno quello che fanno.

In generale vi invito a riflettere che noi siamo padroni dei nostri pensieri e delle nostre emozioni. Se vi accorgete che c’è un pensiero che vi fa stare male e ne siete consapevoli, semplicemente evitate di pensarlo una seconda volta, e quando torna potete dirvi “ok questo l’ho già pensato, ora penso ad un’altra cosa”. Sembra banale ma spesso funziona!

Se queste indicazioni non vi sono di aiuto e continuate a sentire una forte ansia e un grande senso di impotenza, paura incontrollata, insonnia o tachicardia, una cosa che potete fare c’è.

Chiedete aiuto ad uno psicologo!

Io, come buona parte dei miei colleghi, sto operando attraverso Skype ed altre piattaforme per continuare ad offrire supporto in questo tempo in cui è preferibile non incontrarsi di persona. Se volete potete mandare una mail e sarete ricontattati. La prima consulenza è gratuita e magari sarà anche sufficiente per aiutarvi a ad aiutarvi in questo specifico momento.

Sono vicina a tutte le persone preoccupate per l’impossibilità di lavorare. Accettare le cose che non possiamo cambiare è la cosa più utile che possiamo fare. Affidiamoci a noi stessi per la realtà che possiamo controllare, regaliamoci di godere al massimo dell’opportunità di vedere le cose da una prospettiva diversa. Lasciamo a chi di competenza le decisioni che non siamo in grado di prendere perché non siamo dei medici. Prendiamoci cura dei nostri affetti, anche a distanza. Prendiamoci cura di noi, delle nostre piante, del nostro cane e delle nostre vite. Fermarsi significa anche darsi la possibilità di guardarsi profondamente, di accettarsi e di cambiare nella direzione che riteniamo più adeguata per il nostro progetto di vita.

Buona quarantena!

Immagine di FleurZ

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