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Il tempo delle emozioni

Quando si pensa a cosa è proprio dell’essere umano ci si concentra erroneamente solo sulle capacità cognitive. L’uomo si distingue dagli animali perché parla un linguaggio complesso, ha inventato la ruota e la scrittura, costruito ponti e palazzi e arrivato sulla luna. Sì, e l’uomo però si è garantito la sua evoluzione e la possibilità di fare tutto ciò anche provando e comunicando emozioni. Le emozioni servono al soddisfacimento di bisogni che sono essenziali alla sopravvivenza, il loro utilizzo e la loro espressione hanno un carattere sociale oltre che individuale. Cosa è una emozione? Le emozioni sono reazioni psicofisiologiche ad eventi esterni e interni e sono strettamente correlate al tempo. Si potrebbe affermare che hanno massima utilità proprio quando sono coerenti ad esso. Quando questo accade le emozioni agiscono, determinano comportamenti, sono efficaci e si dileguano. Gli antropologi hanno individuato 5 emozioni di base in tutte le popolazioni. Tali emozioni hanno un carattere di espressione mimica universale e sono riconoscibili a livello transculturale. Tristezza, gioia, rabbia, paura e disgusto. Queste sono probabilmente quelle che si sono rivelate più utili all'evoluzione della specie umana.

La tristezza riguarda il passato, serve per fermarsi a considerare una perdita, ad imparare cosa manca ora e a raccogliere intorno a sé tutti gli strumenti (anche relazionali) per andare avanti. La tristezza è la reazione di fronte ad una realtà che non vogliamo ma che non si potrà mai cambiare. La tristezza offre la misura dell’amore verso l’oggetto perduto o distante, amore che si trova proprio nel fondo di essa. Una volta toccato quel fondo, proprio l’amore sarà garante di una nuova energia per ripartire verso la propria strada. La tristezza condivisa diminuisce di intensità, al contrario della gioia, la quale subisce un amplificazione proprio per mezzo della condivisione.

La gioia si prova nei confronti di una realtà del presente. Essa permette di godere dei propri traguardi e, da un punto di vista antropologico, di mostrarli e metterli in comune con gli altri.

Anche il disgusto è una emozione del presente che è utile per tenersi lontani da agenti potenzialmente patogeni o tossici. Comunicare attraverso la mimica facciale tale emozione consente inoltre di dare consigli indiretti anche ai propri interlocutori. Difficilmente si ha voglia di assaggiare qualcosa che genera disgusto ad una persona che ci sta di fronte.

Un altro sentimento relativo al presente è la rabbia. Essa è fondamentale per affermarsi di fronte ad una ingiustizia e alla prepotenza, ci occorre per cambiare qualcosa che non ci sta bene nel presente. La rabbia rappresenta una fonte di energia vitale utile alla sopravvivenza di fronte a qualsiasi ostacolo. La rabbia offre la spinta per saltare, affrontare, superare una difficoltà posta di fronte ad un obiettivo.

Il sentimento che riguarda il futuro è la paura. Non si può avere paura di una cosa già successa. La paura serve a proteggere l’uomo da eventuali difficoltà che possono insorgere dopo: prevedere un pericolo e comportarsi in base alla previsione ci tutela dal doverne affrontare le conseguenze. La paura attiva comportamenti di fuga o di paralisi, utili nel presente, considerando il futuro. Inoltre ci spinge a chiedere aiuto a chi può proteggerci, in quanto conosce meglio la realtà o in quanto più forte. Mio padre dice spesso “chi non ha avuto paura del leone non sta qui a raccontarlo”. La paura quindi ha un senso, profondo. La paura attiva nell’essere umano l’istinto di autoprotezione e spinge ad attuare comportamenti utili nell'ottica di salvaguardia della propria persona e della propria specie. La paura è anche l’altra faccia del coraggio, il quale, per essere autentico ha proprio bisogno della consapevolezza del pericolo. Infatti praticare atti incoscienti, mettersi in situazioni pericolose non considerando attentamente i rischi a cui si va incontro, non equivale ad avere coraggio. In fondo alla paura c’è la speranza che le cose possano andare bene, l’idea che proteggendosi si possa superare il pericolo ed andare avanti.

Il tema delle emozioni è gigante e controverso, questi sono solo dei piccoli spunti di riflessione.

Pensare al tempo dell’emozione che provate è un modo per riconoscere se è autentica. Se avere dubbi, perplessità o domande potete scrivermi.

Per approfondimenti: G. Thompson “Fear, Anger and Sadness” T.A.J. XIII,1, 1983. Shulz E. A., Lavenda R.H. (1999) “Antropologia culturale”. Ed. Zanichelli. English F. “The substituition factor: Rackets and real feelings”. T.A.J. I, 1971.

Immagine di Les toiles d'Az



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